giovedì 13 dicembre 2012

Spiegato solo qui l'incredibile comportamento modalita' P + Flash Nikon

Ritorno su una questione mai spiegata in nessun manuale, e la riassumo in modo piu chiaro di quanto fatto in precedenza.

Il Programma P e' una manna quando si lavora in luce ambiente... ma quando collegate un flash... e provate a usarla, magari con un obiettivo luminoso... vi assicuro che ci uscirete scemi. La logica del Programma P + Flash infatti, non e' documentata da nessuna parte, e, cosa piu sconvolgente, sembra andare contro ogni logica fotografica.

Il programma P CHIUDE il diaframma in condizioni di scarsa luce, e piu alzo gli iso, piu il diaframma viene chiuso! Nessuna possibilita' di usare f/2.8 o modalita' P*... P* viene bloccato a f/5.6 su un 50mm f/1.8. In pratica... vi impedisce di raccogliere luce... con una lente luminosa!

Vi assicuro che e' quanto di piu snervante e illogico vi possa capitare, uno si aspetta di metter la macchina in P completamente automatica e di poter continuare a usare P* come ha sempre fatto senza flash. Nisba.

La modalita' P+Flash e' completamente diversa dalla modalita P. e non e' documentata da nessuna parte.

La logica del programma P infatti, e' di delegare completamente l'illuminazione della scena al flash, e di usare SOLO il sistema Flash TTL per calcolare l'esposizione.

Innestato il flash, la macchina imposta il tempo di scatto tra SYNC e Minimo tempo SYNC. Questo dipende dalla luce ambiente. Ma il diaframma?

Il tempo sync rompe la logica del programma modificabile P*. E qui viene il bello:
  • Se c'e' tanta luce ambiente, il tempo sara' bloccato al tempo SYNC, e qui impazzite perche' ruotando le ghiere vedete scritto P* ma non succede niente! Il diaframma resta bloccato! In realta'
  • 2 Se c'e' poca luce ambiente, succede il contrario, il tempo sync al minimo... e di nuovo impazziate, diaframma bloccato a f/5.6 ad esempio e P* che si attiva... senza cambiare niente!
  • 3 Se c''e la luce ... giusta... il programma P funziona.

Quello che manda in confusione, e' che il realta' P* funziona...ma sta funzionando in background. Se togliete il flash, la macchina va nel programma P impostato.



Ora veniamo al problema principale. Che diaframma sceglie la macchina in P+Flash ?


Come ho spiegato precedentemente, la logica e' di delegare l'illuminazione al flash.
P + Flash sceglie un diaframma non in base alla luce ambiente... (come farei io, se c'e' poca luce... cerco di aprire il diaframma), ma in modo da dare massima liberta' operazionale al flash in base al suo numero guida!

Ovvero, centra sostanzialmente il diaframma in una posizione dipendente dal numero guida, in modo da consentire al flash di avere modo di ridurre la sua potenza in caso ci siano soggetti vicini...

C'e' poca luce... alziamo gli ISO... SBAGLIATO! Questo riduce la liberta' del flash... per cui il programma P che cosa fa??

CHIUDE IL DIAFRAMMA.

Geniale.

mercoledì 14 novembre 2012

Luce artificiale in fotografia



Un breve riassunto dei vari tipi di fonte illuminazione artificiale esistenti, e loro applicazioni fotografiche. In foto, una lampada HID Metal Halide.

TUNGSTENO E' la classica lampadina di Edison, produce luce intorno ai 2000Kelvin, temperatura colore dipende molto dalla potenza della lampada e dalla qualita' del filamento. La troviamo ancora ovunque... in genere, e' di potenze limitate a 60W, 100W. Pregio: Se correttamente bilanciata, ha spettro abbastanza continuo, va bene fotografia. Difetto: tantissima energia buttata via in calore. Difficile trovare potenze superiori ai 250W. Si usa come lampada pilota nei flash da studio. Si usano anche per produrre luce infrarossa. Intensita' variabile ma attenzione, al variare intensita'... cambia la temperatura colore! Ottima per fotografia, specie per still life, ritratto a luce continua.

ALOGENA Simile al tungsteno, ma sfrutta il ciclo alogeno, e raggiunge temperature piu alte. Luce fino a 3000Kelvin, e potenze fino a 500W facilmente trovabili. Ottima per fotografia a luce continua. Scalda. Intensita' variabile, ma attenzione, al variare intensita'... cambia la temperatura colore!

FLUORESCENZA Le lampade a basso consumo, i tubi, son tutte lampade a fluorescenza, comunemente dette a basso consumo ed erroneamente dette al Neon. Ce ne son di quasi tutte le temperature di bianco, e ce ne son alcune adatte alla fotografia, di solito quelle opportunamente bilanciate. Ideali per illuminare con luce diurna locali interni, ad esempio usiamo al nostro photoclub tubi bilanciati 6500K. Si usano anche in illuminatori PROFESSIONALI per video. SI usano anche per produrre luce ultravioletta (wood lamp). Intensita' scarsamente regolabile, ma senza variazioni temperatura colore. Ottima per fotografia e ritratto in luce continua, tra l'altro, come il tungsteno, i pochi kelvin aiutano non poco a render chiara e omogenea la pelle, a differenza di luci a temperatura piu alta, dove tutti i difetti ... saltano fuori!

HID Mercury-vapor lamps Usata sui lampione, produce luce bianco violetta a corto spettro. Pessima per fotografia, non ha basse frequenze, si riconosce dalla forma genericamente a uovo rivestita di bianco, che e' in realta' uno strato a sua volta fluorescente che converte i raggi UV in visibile. Intensita' non regolabile.

HID Metal-halide (MH) lamps (quarz, ceramic...) Son le migliori lampade ad altissima pressione oggi in commercio, producono luce bianca a largo spettro ideale per resa del colore ed esercizi commerciali sui 4000K e consumano e scaldano molto meno delle alogene. Perfette per fotografia anche se molto difficili da trovare per usi domesitici poiche' richiedono appositi circuiti di accensione. Intensita' non regolabile.

HID Sodium-vapor lamps Lampade ai vapori di sodlio, si riconoscon subito sono i lampioni gialli e quelle delle gallerie autostradali si distinguono le HPS High Pressure Sodium e LPS Low Pressure Sodium. Entrambe producono luce a strettissimo spettro, (nel caso LPS e' una riga solo sullo spettro) molto visibile dall'occhio umano, ma ovviamente monocromatica. Morale, impossibile fotografare, per totale assenza di colore, al massimo vanno bene per foto in luce monocromatica di oggetti in cui il colore non e' importante. Intensita' non regolabile.

HID Xenon short-arc lamps Sono lampade estremamente costose, che producono una luce di altissima qualita' a larghissimo spettro, perfette per fotografia, vengon usate nei proiettori cinematografici e digitali, nelle lampade di alta potenza. Dai 5000 ai 7000Kelvin. potenze anche altissime.... Intensita' non regolabile.

Carbon Arc Ormai in disuso, ma per decenni le lampade ad arco su elettrodi in carboncino hanno fatto la storia della fotografia cinematografica, nei tipici proiettori a fresnel. Producono una luce a larghissimo spettro, sui 5000Kelvin, ideali per riprese video e fotografiche in luce diurna, possono arrivare a potenze esagerate, le famose fotoelettriche per illuminare gli aerei nemici... Lavorano a pressione atmosferica... richiedono se usate in interni sistemi opportuni di ventilazione... perche' fanno non poco fumo. Intensita' regolabile cambiando la distanza degli elettrodi, lo spettro non cambia in funzione dell'intensita'.

Flash Xenon arc Son le lampade a scarica del flash, la combinazione di gas e' scelta in modo da ottenere luce a larghissimo spettro bianca bilanciata su una particolare frequenze, tipicamente 5000 - 5500 Kelvin. Regolabile in intensita' cambiando intensita' della scarica ma soprattutto cambiando la durata. Emettono anche un po di luce in UV.

LED Scarse potenze, ma ovvio risparmio energetico. Spettro molto variabile in funzione del tipo di led usato. Diciamo che sono ideali per fotografia macro, e illuminatori per riprese video da studio piccoli e portatili. Difficili da regolare ma non variano spettro emesso in funzione della potenza. Se usati in sistemi multiled, la regolazione diventa banale accendendone solo alcuni. Posson produrre luce infrarossa e UV.

Candela/fuoco Perche' non citarla? Sui 1000Kelvin in genere, spettro continui sulle basse frequenze, quasi assente di alte frequenze, si puo usare in fotografia... con lenti luminose!! Come per le tungsteno e alogene, le candele emetton colori sul giallo rosso, tipici della pelle. Ecco perche' un proverbio diceva... Ne donna, ne tela... a lume di candela... La pelle alla luce del fuoco e delle candele, sembra perfetta... Stesso principio del filtro rosso/rosa per il ritratto nel bianco e nero.

Lampada a Gas Le famose Camping Gas, lampade da campeggio con retina producono luce a largo spettro intorno ai 3000K. In certe situazioni, posson esser usate benissimo come fonte di illuminazione fotografica. Io le ho usate in grotta e in rifugi bivacchi... A seconda del gas usato e della retina cambia la temperatura.

Chimica Luci di emergenza, stralight, etc.... Qualche uso creativo in fotografia. Il grande vantaggio e' che non vanno alimentante... producon pochissima luce monocromatica... ma per lunghissimo tempo.

Laser Luce monocromatica coerente pura, oggi disponibile a costi irrisori. Si usa in fotografia tecnica per telerilevamento, e perche' no, puo esser usata come luce monocromatica per oggetti lontanissimi da fotografare. Non dimentichiamone l-uso in astronomia per inseguimento e correzione ottica.

Luce sincrotrone Ok, questa ce l'ho messa per deformazione professionale, ma di certo non e' alla portata del fotografo amatoriale. I sicrotroni emettono luce a spettro continuo completo, dall'infrarosso ai raggi gamma. Vengon usate per fotografia scientifica.

domenica 4 dicembre 2011

How to transform a LCD Colorimeter into a beamer colorimeter!

 Do you have a Colorimeter (like DataColor Spyder2) not capable of calibrating a digital beamer ?  Do you have an old lens?

 Great! So you can easily transform your simple LCD colorimeter in a projector calibrator. Just take a wide aperture lens, like this old Minolta 50mm f/1.7, clamp it.

 Than switch your beamer on, switch the light off, and set the proper distance between the lens and the colorimenter, in order to have the screen image covering all the device sensor.

 Remember, focusing here it is not important. What is important is that the colorimetric area will cover all the colorimeter sensor.

 Set the beamer at his zero settings (native White point, no color correction), and start your calibration like you did for your LCD screen.

Have fun, and save lot of money! You will not have to upgrade to a more sofisticated color light meter!




venerdì 2 dicembre 2011

Camera oscura a casa mia, pensieri

 Stasera mi son riposato usando finalmente l'ingranditore e sviluppando. Ed e' andata molto meglio di quanto pensassi, l'ingranditore funziona a meraviglia, temevo il mio illuminatore non producesse una luce omogenea e invece... Idem per i miei chimici, che, a differenza di quelli del photoclub, mi danno stampe prive di grana. Ormai è ufficiale... c'è qualche genio che si ostina a  rimettere lo sviluppatore usato (in gergo, contaminato) nella bottiglia di quello nuovo....





  La modularità e le meccaniche della Sinar son fenomenali, è stabile come una roccia e estremamente precisa, anche lavorando in verticale come ingranditore, invece che in orizzontale. Stesso discorso per il cavalletto manfrotto. Con lo stesso illuminatore a diffusione da me costruito, son riuscito a ingrandire sia il grande formato, che il 35mm, montando sulla piastra sinar un Componon 80mm. Lo so, è per medio formato... ma un 45mm obbligherebbe a montare il soffietto grandangolare, lasciando pochissimo margine per la messa a fuoco... In piu... si puo usare il componon per ingrandire il grande formato e avere quella deliziosa area di sfumato ai bordi dei ritratti, dal vato sapore retro, dovuta alla vignettatura.

 Il mio focometro è decisamente piu performante di quello della Patterson, siccome l'ho costruito con lo specchio oscillante, posso infatti focheggiare anche ai bordi, e non solo perpendicolarmente all'asse della lente. Sorprendentemente, funziona anche quello.

 Ingrandire e stampare in casa propria è estremamente piu didattico.

Per la prima volta son riuscito a ottenere una stampa con il risultato che volevo, (sempre il negativo con il ritratto che mi ha fatto laura), e avendo tempo per far qualche prova in piu, ho capito molte cose sulla gestione dell'esposizione.


  Son curioso di vedere cosa verra fuori non appena trovero i filtri multigrade per il grande formato... Li hanno 6x6 pollici, ma solo negli states... uffi.

 Unico svantaggio della serata... tutta la casa deve esser al buio pesto, visto che l'ingrantore grande formato... sta solo in salotto.

 Non trovando da nessnua parte le lampadine per camera oscura... ho fatto all'antica... usando un economicissimo lumino da cimitero rosso, stessa soluzione usata per tutto l'800... economica, portabile, pratica, semplice.

Buonanotte.

giovedì 15 settembre 2011

CERNARC Project

CERNARC Project Logo
 Two years ago, I realized I was not able to to take proper pictures. I had no knowledge of the light, no composition rules, no technical background.

 Left the camera, books opened.
I started studying as much as possible, everyday, learning from expert texts, people and doing lot lot lot of personal technical experience.

 Now is time for a photo project. Today, I feel much more confident with photography, and I really need to start taking photos again with a mature approach. What is better than a photographic project?


Architectural Photography is great for practice composition and perspective, but there is a more challenging aspect in it than simply shooting buildings.

The hunt for the Artistic point of view of the world, is what I am looking for this project. Where to really improve such a big challenge?

CERN Architecture is one of the worst place from the architectural design point of view. Almost all the buildings comes from a pure functional approach. In few words, CERN buildings are awful.

CERNARC Project starts exactly where the civil engineer stopped. I am going to look at this place with a different eye, and try to find  an artistic point of view between these buildings. Walking after work in the CERN Area with my camera, my PC wide angle and a tripod, I started.





sabato 27 agosto 2011

IX Nikkor 30-60 Pronea on D700!

 As this picture proofs, I manage to mount the IX Nikkor Pronea 30-60mm on a Full Frame D700 and shoot with it, using AF and having the CPU working!

IX Nikkor 30-60 is a Nikkor lens designed only (as Nikon says) for Pronea APS camera, now discontinued. You can get this lens on ebay for 15 dollars, 'cause all the forum on the web, and Nikon, insist on the fact that YOU CAN NOT MOUNT this lens on a Nikon DSRL or on any Nikon F mount.

This is true, because the lens has a back lens hood that goes deep inside the mount and it will collide with the main camera mirror. But, with just a little bit of bricolage, you can easily convert this lens in a real F mount lens... and what is really amazin, this lens, becomes an extremely compact, light and AF FULL FRAME lens!!

These are the main steps I did to do the conversion. The conversion, is also reversible, so you can go back and remount the lens as it was.

Step one: Unscrew the back lens hood, unscrew the CPU contacts and remove the F plastic mount from the barrel.


Step 2: The CPU is mounted on a metallic support. This is the real part you have to convert, otherwise, it will touch and possible damage, the camera mirror:


Removing the aperture couple gear and AF gear, you can access at a small screw that can be removed. This crew is the one that fixes the metal structure for the CPU. Once you have remove and carefully unglued the electronics from the support, you can put all the CPU between the external ring and the internal barrel. There is space for it!!



Just remount all the parts, and ... that is the IX Nikkor 30-60mm F mount !!!


This is the FIRST test picture, with Nikon D700... Oh my good... It is a FULL FRAME LENS!!!! Ok, a little bit of vignetting... but WOW, it simply works! You can read from Exif, the CPU is working and the AF couple on D700 works perfectly, and it is extremely fast.


This is the lens mounted on a D60. I will go tomorrow near Mont Blanc to do some tests of this lens. It is extremely light, and, for sure, is the first Pancake Zoom lens for my small baby... Has the lens has the CPU, Matrix metering works on D60. Of course, on entry level, AF does not work, but, for external usage, keeping the AF at the Iper-focal distance, and shooting  near f/11, you can have perfect outdoor picture...





And this is a picture of Mont Blanc from Balcon sud, with D60 at 30mm


mercoledì 17 agosto 2011

Sfondo Bianco passo dopo passo





Molti mi hanno chiesto in messaggi privati consigli su come realizzare lo sfondo bianco puro in casa o in studio. Scrivo questa breve guida per risponder a tutti, sperando possa esser utile.  

PASSO 1: Sfondo... grigio 
Questo e' il caso piu semplice da cui partiremo, vogliamo fotografare una modella, su sfondo bianco puro. Illuminiamo con una sola luce morbida la modella, e usiamo un pannello riflettente per bilanciare le ombre.
Lo sfondo viene grigio! perche la distanza dalla luce allo sfondo comporta una eccessiva caduta di luce.


PASSO 2: Sfondo bianco... avvicinandoci!
Se riduciamo drasticamente la distanza che separa la modella e la luce principale dallo sfondo... avremo sostanzialmente la stessa luce che illuminera' la modella e lo sfondo... che essendo bianco... apparira' bianco. Questo e' il modo piu semplice, veloce e sicuro per ottenere uno sfondo bianco. Viene usato molto piu di quanto si creda, a volte l'ombra diventa una componente artistica nella fotografia, moltissimi maestri usano UNA SOLA LUCE anche per le fotografia sfondo bianco. Questo e' il trucco:
Lo sfondo viene bianco, ma avremo ombre generate dalla modella sullo sfondo... E' la soluzione piu semplice

 
 
PASSO 3: Sfondo bianco... Illuminando lo sfondo
Volendo avere un bianco PURO, occorrera' illuminare lo sfondo. La soluzione piu semplice, tipica del principiante, e' quella di usare due sorgenti che puntino dirette allo sfondo bianco.
Lo sfondo viene bianco, . ma avremo l'area piu vicina alla lampada sovraesposta (clipping), aloni di luce attorno alla modella, enorme quantita' di luce dispersa nello studio, flare sulle lenti....


 PASSO 4: Sfondo bianco puro, con luce morbida e calibrata
Il problema delle parabole che illuminano lo sfondo bianco, e' quello di disporle in modo da generare una luce omogenea su un'area molto grande. L'errore tipico e' quello di sovraesporre completamente lo sfondo, in modo da avere un bianco che e' dato dalla sovraesposizione. Questo e' un errore, in quanto non abbiamo il minimo controllo della luce che dallo sfondo bianco viene riflessa verso il soggetto. Si posson migliorare drasticamente le cose, innanzi tutto allontanando le sorgenti di luce e rendendole piu morbide, degli ombrellini vanno benissimo. In piu, dovremo misurare la luce totale emessa dalle lampade, in modo che sullo sfondo sia di 1.5 stop in piu rispetto alla luce primaria.
Sfondo bianco, con due sorgenti morbide calibrate a 1.5 stop in piu. IL bianco e' puro e abbiamo controllo sulla luce riflessa dallo sfondo sul soggetto principale.




 PASSO 5: Sfondo bianco con schermature
Analizziamo la scena del passo 4, due lampade illuminano a 1.5 stop in piu del nostro soggetto un enorme foglio bianco. Bene, questo non dovete considerarlo come uno sfondo, ma come una fonte di luce enorme, luce che si riversera' completamente sullo studio, e che, da tutte le parti, arrivera' dritta nella vostra lente, anche dalle aree al di fuori della scena. Per questa ragione, e' indispensabile usare un paraluce di qualita', nonche' schermare il piu possibile tale luce di sfondo, in modo che la minima quantita' di luce cada sul soggetto o vada a interferire con la nostra fotocamera o gli elementi in studio. Un buon risultato si ottiene schermando completamente le luci di sfondo nonche' posizionando degli schermi ottici (cartoncino nero va benissimo) vicino a tutte le fonti di luce, in modo da ridurre la quantita' di luce indesiderata, che arriva nell'obiettivo.
Sfondo bianco con schermature per ridurre flare e effetti indesiderati al minimo.



giovedì 21 luglio 2011

RAW Il negativo digitale

Sviluppo e stampa del negativo digitale  "Atterraggio a Geneve"


 Dopo una sessione di scatto soddisfacente, c'e' un momento, privatissimo, in cui tutto il lavoro torna in discussione. E' il momento dell'analisi dei negativi....

 Saranno venute le foto? Saranno stampabili? Se da un lato una idea ce la si puo fare dando un'occhiata all'anteprima sul display della fotocamera, il momento piu entusiasmante della post produzione resta quello dello sviluppo  del RAW, in cui veramente si capisce se e' stato fatto un bel lavoro.

 Siamo cresciuti nell'epoca delle Foto in 1 Ora, in cui le pellicole si portavano dal fotografo, e al laboratorio, o meglio, a una macchina,  tutto il lavoro di sviluppo e stampa.... Oggi questo lavoro, nell'era digitale, è tornato completamente in mano al fotografo, e se da un lato, come i pionieri della camera oscura, abbiamo riconquistato la libertà e la responsabilità di gestione dei nostri negativi, dall'altro ci siamo ritrovati all'improvviso con l'onere di dover letteralmente sviluppare, uno ad uno, centinaia di negativi...

Non si chiamano piu negativi in effetti, si chiamano RAW file, son quanto di piu crudo si possa immaginare. Numeri, non immagini, numeri che vengon dal nostro sensore.... Starà al fotografo il dovere di analizzarli, selezionarli, interpretarli, calibrarli, profilarli e gestirli, in modo che da quell'insieme di valori grezzi ne escano una o piu fotografie pronte a esser stampate.

Ma questa libertà riconquistata, invece di spazzar via le ansie di possibili errori in fase di sviluppo chimico,  ha aggiunto nuove paure nei fotoamatori. Alcuni si son  trovati a maledire il digitale, a rimpianger la pellicola,  proprio perche si son sentiti sopraffatti dalla necessità  di scattare in RAW per sentirsi "veri fotografi" come purtroppo dicon molti manuali....

Io resto dell'idea che possa andare benissimo scattare in JPG nel 90% delle situazioni, vivendo il piacere di una fotografia sostanzialmente istantanea. Le gioie e i dolori dello sviluppo del RAW, processo che amo, vale la pena riservarlo per quegli scatti veramente speciali, dove siamo certi di poter fare in camera chiara, meglio e piu di quello che fa instancabilmente da se la fotocamera....

Aggiungo un'ultima osservazione: Ogni passo aggiuntivo nel processo porta a errori. Quanti posson esser certi che il proprio workflow sia completamente calibrato e sia, in tutti i suoi passaggi (raw, calibrazione, profilazione, bilanciamento, tuning...) privo di errori?


In foto: Esempio concettuale di sviluppo da negativo digitale a stampa finale:-) 

lunedì 18 luglio 2011

My Equipment Bag

It's time to take the HTC camera and take a shoot of my photo-equipment. I think that is all that I need for all the photography I like for the moment. I have looked for some lenses in the second hand market for years... and now, I am really satisfied.

In order from left to right, top to bottom,
Waterproof OlympusE12, My dear Nikon D700, the amazing Nikon AF-TTL cable with IR Illuminator, My parent's 1972 Minolta SRT with Rokkor 50mm f/1.7,

Then, My first DSLR Nikon D40X, The Nikkor AF-S 18-55 DX, My lovely Gossen Digital Flash Light Meter, The Vivitar MC4 2x for emergency tele situations..., My dear flash unit Sb600, The big great unique Nikkor: AF-D 80-200 f/2.8, The amazing AF-D 16mm f/2.8 FishEye, the wide AF-D 24mm f/2.8, The Normal AF-D 50mm f/1.8 with HR-2, The new AF-D Micro Nikkor 105mm f/2.8, The wedding photographer's zoom AF-D 35-70mm f/2.8, and the architectural PC Nikkor 28mm f/3.5.

 On the right... The Digital Negative...  :-)

mercoledì 13 luglio 2011

Il rapporto tra luci KEY FILL BKG HAIR



Qui a sinistra, un ritratto in piano americano della bellissima modella Magdalena, realizzato con due luci nel mio studio.

A parte l'evidente disposizione delle luci, l'unico dato che puo veramente esser interessante per un fotografo, e' il Light_ratio, o rapporto di luci.

In questa fotografia, si puo indicare come  KEY:BKG 1:2 

Che cosa vuol dire? Innanzi tutto un po di nomenclatura,
KEY e' la luce principale,
FILL e' o sono le luci di riempimento, a volte si chiama anche
HAIR, la luce per i capelli,
BKG e' la luce di sfondo,
AMBIENT e' una luce di ambiente idealmente completamente soffusa.

Il RAPPORTO DI LUCI e' il rapporto, in STOPS che c'e' tra l'intensita' delle varie luci nel punto di INCIDENZA.

A ogni STOPS corrisponde a una quantita' di luce doppia rispetto allo stop precedente, o a uno scatto di diaframma/tempo, quindi un rapporto, ad esempio, tra luce KEY e luce FILL di riempimento di 1:1 vuol dire che il sogetto riceve dalla luce di riempimento, la stessa quantita' della luce principale.

Nella foto mostrata KEY:BGD=1:2 vuol dire che lo sfondo riceve il doppio della luce del soggetto principale.

Cio non ha nulla a che vedere con la potenza della luce in se, quello che conta e' la luce incidente sul soggetto, non la luce emessa dal flash!*

In generale, il rapporto si scrive sempre intero, e spesso si usa la notazione combinata, esempio, KEY:HAIR:BKG=1:2:3. Per non impazzire cone le corrispodenze, trovo comodo anche scriverlo nella forma abbreviata:

KEY:FILL:BKG=2:1:3 lo abbrevio con K2:F1:B3

Quest'ultimo rapporto e' quello da me piu usato per i ritratti a sfondo bianco, come questo ritratto di Ottavia, in cui la luce principale e' 1 stop in piu della luce di riempimento, e lo sfondo, bianco, riceve una luce pari a 1 stop in piu rispetto alla luce principale, e 2 stop in piu rispetto alla luce di riempimento. Questo vuol dire che sullo sfondo arriva 4 volte piu luce che sulla luce di riempimento!

* ATTENZIONE: La luce INCIDENTE in un dato punto del soggetto, dipende dalla intensita' e dalla distanza della luce, e si misura per ogni luce in maniera indipendente. La luce RIFLESSA da quel punto, ovvero quella che arriva alla fotocamera, e' data dalla somma di tutte le luci incidenti in quel punto, piu o meno la luce che arriva da soggetti riflettenti o assorbenti/schermanti!

Note sulla gestione colore

Ormai tutti i plotter professionali lavorano per lo meno in esacromia, quelli per la stampa fotografica in decacromia o in dodecacromia.

CMYK, la famosa quadricromia, e' ormai riservata alle stampatinte da ufficio (non certo adeguate perla fotografia) e ovviamente, per i sistemi di stampa professionali Offset e rotative.

Tenete presente comunque che il numero di inchiostri usati non e' certo indice del gamut della macchina, e della carta, di stampa. Le macchine offset da stampa professionale son a 4 colori, CMYK eppure vedete riviste di fotografia con colori stupendi. Come e' possibile? Tutto dipende dalla capacita' del sistema di stampa di miscelare differenti proporzioni di inchiostro su aree molto molto piccole. Nelle stampanti fotografiche, visto che si richiede una risoluzione altissima, puo esser difficile, se non impossibile arrivare con delle testine inkjet a miscelare in modo preciso proporzioni minuscole di soli 3 inchiostri colore, cosi, per ottenere un gamut piu esteso, si ricorre a piu pigmenti, sei, otto, dieci o addirittura 12. Le macchine inkjet professionali hanno adrittura gamut piu estesi delle macchine da stampa offset proprio per poter esser usate anche come banchi da PROVA COLORE.

La stampa litografica beneficia di tutt'altre tecnologie rispetto alla inket e permette comunque di ottenere un numero di colori decisamente molto alto ad alto risoluzione anche con solo 4 passate CMYK.
Per colori speciali, che ne so, il dorato, il viola cangiante verde, il metallizato, si posson, in stampa offset, fare dei passaggi aggiuntivi con degli inchiostri / pigmenti appositi. (avete mai visto una copertina di una rivista di moda con il titolo in color dorato specchio?).

A parte questa divagazione, Non vuol dire niente stampare in AdobeRGB. Un laboratorio di stampa deve avere strumenti calibrati e un Sistema di Gestione colore (CMS) in grado di fare le opportune conversioni da un sistema all'altro. Se esiste. ma non credo, un lab di stampa che non accetta come profilo di input AdobeRGB, cambiate laboratorio.

Le Nikon son calibrate di fabbrica, e Le JPG che escon dalla macchina son gia profilati (i colori, prima di esser registrati, vengon intepretati dal Picture Control management scelto, Standard e' quello che piu si avvicina alla realta' percepita a occhio nudo, neutro e' quello piu piatto, che piu si avvicina al dato crudo raccolto dal sensore... ), quindi, se uno non sa proprio come fare, scattando in JPG e stampando in un laboratorio o su una stampante fotografica calibrata usando un CMS si hanno a gratis i colori giusti.

Se invece scattate in RAW, non avete nessun COLORE, avete un file crudo, son numeri, e i colori li costruite voi a monitor, o sulla carta quando stampate i provini, e sarete voi a scegliere quale spazio colore usare (sRGB, Adobe, WideGamut....) quindi diventa un onere (e un onore) del fotografo preoccuparsi della gestione colore.

Ecco perche' consiglio di iniziare a usare il RAW solo quando si masticano molto bene i concetti di bilanciamento del bianco e gestione colore, e si hanno gli strumenti per avere un workflow calibrato, altrimenti, diventa solo una perdita di tempo, e un passaggio in piu in cui fare errori frustranti.

venerdì 27 maggio 2011

Scelta e Uso del Cavalletto


Premessa e Tipologie: I cavalletti sembrano tutti simili ma hanno intrinseche e profonde differenze. A parte la dimensione e il peso, e' facile che il principiante si chieda come mai esistano cavalletti da 20 euro e cavalletti da 200 euro. Il cavalletto "universale" non esiste, ci son cavalletti per la fotografia, per la ripresa video, per lo studio, per il viaggio, di emergenza etc etc... Un buon cavalletto e' molto versatile, e puo esser facilmente adattato a tanti impieghi. Un cavalletto scarso, ha un campo di applicazione molto ridotto.
Ecco perche' spesso si legge che il cavalletto si compra Buono una sola volta nella vita.

Quale cavalletto? Il mio consiglio e' di avere 2 cavalletti. Quello del principiante, e quello del fotografo. Quello del principiante semplice, piccolo, leggero, portatile, su cui non investire piu di 50 caffe. Quello serio, del fotografo, completo, definitivo, con teste intercambiabili, comprato secondo le esigenze piu tipiche del nostro stile di fotografia e adeguato al peso dell'attrezzatura. Un cavallettino da principiante trovera' sempre comunque qualche impiego, ad esempio, potra' reggere un Flash SB o esser usato per le tante gite, street, musei etc in cui gireremo con una compatta o una entry level e la praticita' sara' la chiave di riuscita di tante fotografie.

Parlando del cavalletto serio... quale scegliere Di cavalletti "da principiante" ce ne son una infinita', piu o meno vanno bene tutti, c'e' chi ha qualche caratteristica in piu, chi qualcosa in meno. Sconsiglio i cinesi vivamente, ma ci son tante buone marche di cavalletti storici che fanno cavalletti piu o meno universali entry level di alta qualita'.
Parliamo del cavalletto del fotografo, ecco le caratteristiche che secondo me vale la pena considerare:

AltezzaAlmeno 1,60cm, a cui aggiungere altezza della testa. Deve esser avegole fotografare da in piedi senza chinarsi.

Apertura variabile Un buon cavalletto deve aver le gambe ad apertura indipendente e varabile e bloccabile, e le game devono potersi muovere di almeno 90%, questo e' utile quando si vuole montare il cavalletto ad esempio in macchina. Un punto a terra, e due punti in appoggio sui vetri.

Colonna centrale La colonna centrale deve esser invertibile, ovvero si deve poter montare la fotocamera a testa in giu sotto il cavalletto per riprese dal basso. E' opportuno che sia anche smontabile e inseribile in orizzontale sul cavalletto, ideale per riprese macro, fotoriproduzione etc.

Gancio baricentrico Sotto la colonna deve esser possibile agganciare una massa baricentrica, che puo esser dalla borsa fotografica a un secchio d'acqua, per aumentare la stabilita' del cavalletto.

Teste intercambiabili Assolutamente si. Il cavalletto a teste intercambiabili e' modulare, e ci consente la massima versatilita', per esempio, possiamo avere 2 teste diverse, una per le foto e una per i video, una per le foto da architettura, una per le foto sul campo.... La testa piu classica e' a sfera, la piu economica e versatile. Una sua variante comodissima e' la testa a sfera joistick, con blocco rapido. Ci son teste piu adeguate per la ripresa video. Teste a 3 assi separati. E' importante che la testa consenta agevolmente di fare inquadrature verticali e orizzontali salvo quelle specifiche per i video.

Sgancio Rapido Una buona testa ha sempre sgancio rapido, che consente di avere una piastra sempre montata sul corpo macchina in modo solido, e un sistema di aggancio e sgancio rapido. E' bene verificare la solidita' di questo meccanismo, nonche' l'esistenza di un valido sistema di sicurezza che ne eviti lo sgancio accidentale.

Doppio passo Una buona testa, consente l'aggancio sia di viti da 1/4 di pollice passo americano, attacco classico, che da 3/8 di pollice passo americano. Questo consente di abbinare insieme piu teste o di montare macchine di grande format sul cavalletto.

Piedini gommati o punte Possibilita' di cambiare facilmente i piedi, e passare dai gommini per interni ai puntali per esterni.

Possibilita' di riduzione/modularita' . I singoli componenti del cavalletto devon tutti esser smontabili, in caso di guasto, devono esser sostituibili.

Estrema solidita' Il cavalletto "poco stabile", salvo appunto quelli super leggeri portabili per poco piu che delle compatte, non servono a niente. Il cavalletto deve esser estremamente solido, le meccaniche molto robuste e rigide, e deve esser tale con la fotocamera in tutte le posizioni. La valutazione della solidita' non si fa con il cavalletto aperto nel modo classico e la macchinamontata in orizzontale, si fa con il cavalletto in posizioni piu estreme, con la macchina sporgente, o con la colonna alzata o in orizzontale. Se vibra in modo vistoso, il cavalletto e' insuff per quel peso/attrezzatura.

Bolla Un buon cavalletto ha sempre una bolla integrata di riferimento, per la messa in bolla del sistema Cavalletto-Colonna. Una buona testa (dipende dal tipo) avra' altresi una o piu bolle di allineamento.

PICCOLI CONSIGLI PER L'USO DEL CAVALLETTO

Come si porta/sposta Il cavalletto si porta o chiuso in uno zaino/borsa, o sulla spalla con la testa verso l'alto, con fotocamera montata. Quando e' aperto, si sposta tenendolo da due gambe, quelle con i bordi zigrinati o rivestiti di neoprene, e si sposta aperto.

Come si apre Il cavalletto si apre partendo dagli sblocchi delle gambe piu basse, lasciandole cadere per gravita'. Cosi facendo, qualora si necessiti una regolazione, si puo operare sugli sblocchi delle gambe piu alte che saranno piu vicini a noi e non a terra, come accade se si sbloccano prima i giunti intermedi.

Come si posiziona E' fondamentale che il baricentro finale del sistema cavalletto/camera cada abbondantemente dentro al triangolo formato dal tripiede. Senza fare calcoli, una volta montato, il cavalletto va testato provando a muoverlo con energia da tutti i lati, per verificarne la solidita'. Ricordiamoci che piu e' basso e piu le gambe sono aperte, piu il cavalletto sara' solido. (baricentro basso).

Messa in bolla Il cavalletto per usi paesaggistici/architettonici va sempre messo in bolla. Cio non ci garantisce una camera in bolla, dipende dalla testa, ma ci permette di riottenere facilmente la messa in bolla della fotocamera qualora si sposti il cavalletto o lo si ruoti. Regolando gli snodi intermedi si mette in bolla il cavalletto.

Ripresa Il cavalletto da il massimo se usato con le funzioni di autoscatto, scatto remoto, Mirror Up, Scatto ritardato.... Son tutte funzioni che servon a ridurre le vibrazioni. Ovviamente, in presenza di forte vento, queste posson esser secondarie, si suppone che il cavalletto sia solido e ben stabile. Aumentare la massa del cavalletto, fa ridurre le vibrazioni indotte.

martedì 10 maggio 2011

Luigi Gallerani CV Updated!






CV updated again! EN 2 page version. It has been formatted using only pure LaTeX !

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